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Vibe coding: cos’è e come cambia (davvero) lo sviluppo software

Vibe coding: cos'è davvero, come funziona con Cursor e Claude Code, quando serve (e quando no) e cosa cambia per chi costruisce software in azienda.

vibe coding cos'è

Scrivi cosa vuoi, l’AI scrive il codice. Sembra il sogno di ogni founder e l’incubo di ogni CTO. La verità sta nel mezzo — e nel senior che controlla.

Da quando Andrej Karpathy ha dato un nome alla cosa, “vibe coding” è diventato il termine più cercato e meno capito dello sviluppo software. Ne parlano tutti, lo praticano molti, lo usano bene pochi. In questo articolo spieghiamo cos’è, come funziona nella pratica, dove porta risultati reali e dove invece produce debito tecnico travestito da velocità. Con l’occhio di chi lo usa ogni giorno nei progetti dei clienti.

Vibe coding: la definizione

Il vibe coding è un modo di sviluppare software in cui si descrive in linguaggio naturale cosa deve fare il programma e si lascia che un assistente AI (Cursor, Claude Code, Copilot, Codex) generi il codice, iterando sul risultato più che sulla sintassi. Lo sviluppatore smette di scrivere riga per riga e inizia a dirigere: dà istruzioni, prova, corregge, ripete. Il baricentro si sposta dalla scrittura del codice alla sua valutazione.

È diverso dal semplice autocompletamento: qui l’AI produce interi moduli, funzioni, a volte applicazioni complete a partire da un prompt. E ha senso solo se qualcuno sa giudicare cosa è uscito.

Come funziona nella pratica

  • Descrivi l’intento. “Crea un endpoint che restituisce gli ordini dell’ultimo mese filtrati per stato”, non “scrivi una query SQL”.
  • L’AI genera. Codice, test, a volte documentazione. In secondi.
  • Tu valuti e correggi. È il passaggio che separa un prototipo da un prodotto: sicurezza, performance, casi limite, coerenza con l’architettura.
  • Iteri. Il ciclo si ripete finché il risultato non regge in produzione — non finché “sembra funzionare”.

Nei nostri team il flusso è diventato standard: strumenti come Cursor e Claude Code sono nel toolkit quotidiano di ogni dev del collettivo, con validation gates e revisione umana su ogni pezzo che va in produzione.

Cosa cambia per le aziende

Velocità reale, non promessa

Prototipi in ore, MVP in giorni, feature che prima richiedevano uno sprint chiuse in una mattinata. Su progetti ben strutturati la produttività di uno sviluppatore senior che usa bene l’AI cresce in modo tangibile. È il motivo per cui oggi chiediamo a ogni dev del collettivo di padroneggiare questi strumenti: non è un plus, è un requisito di selezione.

Il rischio: codice che funziona ma non si capisce

Il lato oscuro del vibe coding è il software che nessuno sa più spiegare. Funziona finché non si rompe; poi scopri che non ci sono test, che la sicurezza è un’ipotesi e che il codice generato ha replicato lo stesso bug in dodici posti. Senza un senior che valuta, il vibe coding non accelera il prodotto: accelera il debito tecnico.

Il ruolo cambia, la competenza no

Chi pensa che l’AI renda superflui gli sviluppatori esperti ha capito il contrario. Il vibe coding alza il valore di chi sa leggere, giudicare e correggere il codice, e abbassa quello di chi sapeva solo scriverlo. La domanda giusta non è più “quanto veloce scrive” ma “quanto bene decide”. Ne parliamo nel dettaglio nell’articolo sull’AI engineer.

Quando ha senso (e quando no)

  • Sì: prototipi, MVP, tool interni, automazioni, front-end standard, refactoring guidato, test.
  • Con cautela: logiche di business complesse, integrazioni con sistemi legacy, tutto ciò che tocca dati sensibili.
  • Mai da soli: produzione senza revisione senior, sicurezza, architettura. Qui il vibe coding è l’inizio del lavoro, non la fine.

Come lo facciamo in Devpunks

Siamo un collettivo di dev freelance AI-powered: usiamo il vibe coding tutti i giorni, dentro un metodo. Ogni dev è selezionato anche sulla capacità di lavorare con gli strumenti AI, e ogni progetto ha alle spalle un Fractional CTO che garantisce che la velocità non vada a scapito della qualità. Il risultato: la produttività dell’AI con la responsabilità di un senior che ci mette la firma.

Vuoi portare in azienda sviluppatori che usano l’AI sul serio, non nei post su LinkedIn? → Collaboriamo

Domande frequenti

Cosa significa vibe coding?

Sviluppare software descrivendo all’AI cosa deve fare, in linguaggio naturale, e iterando sul codice generato invece di scriverlo riga per riga. Il termine è stato reso popolare da Andrej Karpathy nel 2025.

Il vibe coding sostituisce gli sviluppatori?

No: cambia il loro lavoro. Riduce il tempo di scrittura e aumenta il peso di valutazione, architettura e sicurezza. I senior diventano più preziosi, non meno.

Quali strumenti si usano per il vibe coding?

I più diffusi sono Cursor, Claude Code, GitHub Copilot, Codex e ambienti come Lovable o Replit per i prototipi. Nel collettivo Devpunks Cursor e Claude Code sono strumenti quotidiani.

Il vibe coding è sicuro per software in produzione?

Solo con revisione senior, test e controlli di sicurezza sistematici. Il codice generato va trattato come una bozza da validare, non come un prodotto finito.

Un’azienda può adottare il vibe coding senza un team tecnico?

Per prototipi sì; per prodotti reali serve almeno una figura senior che supervisioni. È uno dei motivi per cui ogni dev Devpunks lavora con il supporto di un Fractional CTO.